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Cinema di qualità, digitalizzazione e sale cinematografiche

9 novembre 2010
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L’incontro di Mantova del Cinema d’Essay, svoltosi pochi giorni fa,  è stata una straordinaria occasione non solo per vedere le anteprime di alcuni splendidi film ma anche di riaffermare la strategicità del circuito per l’intera filiera cinematografica, in termini economici e di ritorno sugli investimenti.I numeri e le simulazioni illustrate in uno specifico appuntamento dal MultimediaLab-Cattid  Sapienza Università di Roma, relative agli Schermi di Qualità ma estendibili anche a quelli d‘Essay permettono di trarre alcune considerazioni, anche nel rapporto con la programmazione degli altri schermi, e di indicare alcune proposte di sviluppo del sistema.

La prima considerazione riguarda il pubblico del cinema di qualità. E’ un pubblico fidelizzato, rispetto al film di qualità e alla sala di qualità. Un pubblico  che negli ultimi anni, nonostante la crescita degli schermi, ha mantenuto pressochè inalterato il rapporto presenze per schermo, mentre lo stesso rapporto negli altri schermi è significativamente diminuito. Come dire: il pubblico del cinema di qualità  cresciuto in valore assoluto all’aumentare degli schermi.

Questa rilevanza del numero degli schermi in rapporto al livello del box office vale in genere per il cinema tout court: sia in Italia che in Europa, e non solo, i maggiori risultati di box office si registrano in quei paesi, o in quelle regioni nel caso italiano, dove maggiore è il numero delle sale.

Questa correlazione è meno banale di quanto appaia. Dimostra infatti che c è una domanda potenziale di cinema in sala che non è soddisfatta dalla carenza di sale cinematografiche in una parte significativa del nostro paese, specificatamente nel mezzogiorno, anche se, nel contempo, nel centro nord , si registra, in aree fortunatamente limitate, una sovrapposizione di complessi cinematografici.

Questo tema è strettamente collegato a quello delle sale di città. Una simulazione presentata dal MultimediaLab ha dimostrato come la perdita di circa 132 mono-sale negli ultimi anni, specialmente nelle città, ha comportato una perdita di circa il 7% del box office e di circa il 10% del box office per i film italiani.

Da qui l’assoluta esigenza di policy industriali che affrontino questo problema non semplicemente in termini di mantenimento dell’ esistente ma in termini di ammodernamento delle mono-sale in particolare e delle multisale in generale in direzione della digitalizzazione e del cosiddetto entertainment di sala.

Perchè digitalizzazione? I proiettori digitali e ancor più l’utilizzo del satellite per la distribuzione delle copie permettono una rimodulazione significativa dei costi dell’esercizio e della distribuzione. Fanno guadagnare margini che vanno a migliorare il risultato economico. Se a questo si aggiunge che la flessibilità che permettono alla programmazione dei film, la cosiddetta multi programmazione, dà modo alla sala cinematografica di modulare gli spettacoli sulla base di diversi target di pubblico, è facile immaginare l’innesto di un circolo economico-finanziario virtuoso.

Perchè entertainment di sala? Tutte le indagini, purtroppo poche, ma in merito ci soccorre l’esperienza degli esercenti cinematografici e degli sforzi che stanno facendo molti di loro in questa direzione, dimostrano come il pubblico del cinema vive l’andare al cinema con al centro certamente la visione del film ma anche come evento e come accrescimento di quella che viene chiamata user experience. La sala deve quindi aprirsi, oltre quanto stanno facendo esercenti e circuiti, a un coinvolgimento dello spettatore con presentazione dei film, occasioni di incontro con autori e attori, cicli di proiezioni dedicate ad un paese o ad un tema e quant’altro possa far vivere allo spettatore un coinvolgimento in quella macchina dei sogni e delle sensibilità e delle emozioni che è il cinema nella sala cinematografica.

Per tutto ciò servono investimenti di cui non tutte le sale possono disporre, specie quelle che fanno capo a singoli esercenti o a piccoli circuiti. Il problema delle risorse diventa quindi decisivo, quanto più le risorse del Fus tendono inesorabilmente a scemare, e deve quindi coinvolgere quei soggetti che traggono beneficio dalla sala cinematografica.

In proposito ci si deve riferire in primo luogo agli Enti locali per i quali la sala di città è un elemento insostituibile di vivibilità del territorio. Sarebbe quindi un intervento rubricabile non sotto la voce cinema ma sotto quella sicurezza. Alcune regioni, province e comuni lo stanno già facendo c’ è però bisogno di una moral suasion da parte del Mibac in  modo che queste iniziative si estendano in tutto il territorio nazionale, e, fermo rimanendo l’autonomia di ciascuno, rispondano a degli indirizzi comuni.

Ci si deve riferire in secondo luogo alla Siae. Sul biglietto del cinema grava un 2,1% sotto la voce Piccoli Diritti Musicali a favore della Siae. Si tratta di oltre 10 Milioni di Euro l’anno. C è bisogno che la Siae, per i prossimi due tre anni tanti quanto bastano a completare il processo di digitalizzazione di tutte le sale, metta a disposizione questa somma per tutti gli investimenti necessari. Una Siae quindi che, per questa parte, non distribuisca questi fondi con lo specchietto retrovisore ma guardi al futuro e a ciò che gli potrebbe dare in termini di maggior box office e suoi incassi correlati l’investimento nella digitalizzazione del cinema.

(Già pubblicato su Cinecorriere, settembre 2010)

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