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“Lo share non conta. Conta la rete.”

4 ottobre 2011

Così Francesco Facchinetti su Twitter riferendosi ai risultati di Star Academy, il nuovo talent show di Rai2, che succede a X-Factor – conservandone studio, conduttore e posizionamento di rete –  e, come collocazione nel palinsesto, a Anno Zero.

La prima puntata del programma (29.09.2011) ha registrato, infatti, una media di share del 6,41% e 1.352.000 telespettatori: un risultato certamente non premiante e che sembra non rispondere positivamente alle innovazioni del nuovo format (grande successo internazionale) rispetto alla esperienza X- Factor (che l’anno scorso alla prima ottenne il 17% con una media stagionale dell’11,4% e un debutto nel 2008 con il 9%).

Difficile oltre che anacronistico cercare le cause della debacle nella controprogrammazione Rai, che con il più che sperimentato Don Matteo, arriva a quota 25-30%, né d’altra parte nell’offerta alternativa Mediaset.

È chiaro che Star Academy – e il suo conduttore attivissimo in rete, sia su Facebook che su Twitter – insistono su un pubblico diverso, più giovane e più competente, attivo on line e molto vicino all’idea di audience/fan di cui andiamo discutendo da qualche anno.

A segnalarmi che fosse opportuno monitorare il fenomeno bastavano dunque questi presupposti; ma il motivo per cui oggi mi sembra così rilevante da discuterne sul blog ( e riaprirlo!!) è un altro e risiede nel rischio di una lettura superficiale del fenomeno del fandom/audiencing on line e nella liquidazione senza troppe cerimonie dell’Auditel.

Due temi che mi stanno a cuore e di cui si è lungamente parlato anche nell’ambito dei lavori del convegno “come le serie stanno cambiando la tv” presentato al Fiction Fest lo scorso 28 settembre (a breve una sintesi della giornata qui su http://www.asaudience.wordpress.com).

Provo a ricapitolare brevemente ripartendo dalla battuta di Facchinetti rilanciata via Twitter

Lo share di Star Academy su Twitter è alle stelle. Quello televisivo non mi importa. Quello che conta nel 2011 è la rete!

Tre brevi periodi che condensano una serie di spunti corretti mescolati a banalizzazioni pericolose.

1)       Lo share di Star Academy su Twitter è alle stelle

Vero. #staracademy è stato trending topic durante la messa in onda del programma e nelle ore successive (ma si registrava una significativa animazione anche nell’attesa della messa in onda – ormai tipico rituale del pubblico che segue contenuti video attraverso diversi schermi n.d.a.).

Ma una affermazione del genere pecca di un pericolosissimo generalismo: vero è che del programma si parlava in rete e che molti erano on line impegnati a commentare in tempo reale – confermando i dati americani sull’uso dei sns durante la fruizione di contenuti mediali – ma la quantità non è sinonimo di gradimento. È questo, cioè, un caso in cui non basta rilevare il buzz, ma occorre valutarne anche il sentiment…

Non vale, quindi,  il vecchio adagio “che se ne parli bene o male … purché se ne parli” perché se le audience parlano vanno ascoltate e non contate come teste (sindrome da Auditel?).

Peraltro le diverse piattaforme ospitano e abilitano dinamiche di engagement molto diverse.

Su Facebook per esempio, rispetto a Twitter,  l’equazione parlanti=fan è certamente più azzardabile.

Sulla pagina Facebook di Facchinetti (134 mila like) infatti, la mobilitazione è continua, dai post dedicati alla nascita della figlia e al suo carillon, al post delle 9.09 p.m. del 29.09 –  poco prima dell’inizio della trasmissione – che è stato likato 1867 volte e 843 sono i commenti raggiunti durante la notte. Quello che sperimentiamo con il caso Facchinetti, più che Star Academy (per il contesto italiano), è che iniziano ad esserci i numeri per poter parlare di fandom on line e che il nostro è abilissimo nel gestire questo rapporto diretto con i suoi fan.

Sempre a titolo esemplificativo questo post su Fb (ore 13 circa del 3 ottobre 2011 – mentre scrivo)

“Elencatemi quali secondo voi sono le cose da risolvere a Star Academy Italia e quali invece vi piacciono tanto. Grazie, condividete a manetta. Ciao” 

ha registrato – nel giro di 2 ore – 422 commenti, peraltro giocando da una parte con l’aspettativa dei fan di poter incidere sulle logiche produttive di un prodotto e, dall’altra, anticipando e prevenendo il rischio di cancellazione dopo 2 puntate di cui è consapevole (“Mi piacerebbe che ogni tanto ci fosse la volontà di capire che era la prima puntata. Star Academy migliorerà, il kick/off andava bene”).

Entrambe pratiche assolutamente non consuete per la televisione italiana.

2)       Quello televisivo non mi importa.  

La polemica qui è con l’Auditel, bersaglio facile negli ultimi tempi essendo ormai venuto meno il rapporto di rispecchiamento tra offerta e domanda, non certo a causa dello strumento di rilevazione quanto del mutato scenario del sistema mediale.

Il caso Star Academy è doppiamente significativo: a voler guardare bene è un caso in cui l’Auditel sembra persino funzionare in quanto ci dice 1) che ci troviamo di fronte ad un programma certamente più di nicchia rispetto a Don Matteo o Io Canto 2) che pur insistendo sulla nicchia, che si vorrebbe affezionata al genere, Star Academy non è stato particolarmente seguito ( e magari gradito?).

Attenzione dunque a buttare via il bambino con l’acqua sporca. Siamo tutti – da studiosi – insoddisfatti dell’Auditel rispetto alla sua incapacità di gestire la complessità attuale; laddove si continui ad utilizzare questo solo strumento come ago della bilancia dei giochi economici del sistema mediale; laddove i dati registrati per un programma servano, in modalità causa-effetto a orientare le scelte editoriali; laddove si lavori con nano-audience sempre più frammentate e dinamiche. Ma quando Facchinetti dice:

Ragazzi su Twitter abbiamo spaccato con Star Academy. Il dato della tele e’ antico e non vale più niente.

… non stiamo esagerando?

3)       Quello che conta nel 2011 è la rete!

L’entusiasmo è certamente importante. Siamo di fronte ad un fenomeno nuovo per l’Italia e ben venga che si gridi al prodigio. È comunque un modo per alzare la soglia di attenzione su una questione che altrove (leggi mercati statunitensi) è sentita e curata.

D’altra parte però, messa da parte la sbandata che – come al solito – è quantofrenica, il buzz on line è certamente un fenomeno che va affrontato con attenzione. Ho già ricordato rapidamente la differenza tra commentare su Twitter (dove #staracademy era tt) e sulla pagina fb di Facchinetti.

Ma un altro pericolo che qui si corre è pensare che il pubblico sia solo quello che chatta, commenta, posta, si fa beffe o osanna un determinato contenuto o personaggio. Esistono diversi pubblici, diverse strategie di fruizione e consumo, dalle più “statiche” alle più “dinamiche”. E non sempre le più dinamiche diventano poi effettivamente così engaged da garantire il successo di un programma, specie sulla tv generalista. Se è vero, infatti, che queste ultime si mobilitano e attivano nell’attesa proprio perché ricettive e all’erta rispetto alla novità, creando rumore intorno all’evento mediale – come nel caso di Star Academy – e garantendogli una certa eco positiva o negativa, è vero anche che sono più instabili – per il fatto stesso di essere ricettive – e, per il fatto di essere competenti, sanzionano con criterio. Le critiche mosse spontaneamente via Twitter alla prima puntata relativamente a ritmo del programma, stile, conduttori, meccanismi di gioco, somiglianza/differenza con altri format simili, da X-Factor a Operazione trionfo, ne sono una testimonianza.

La sensazione è che ci troviamo di fronte ad un fenomeno da maneggiare con cura, senza eccessivi trionfalismi o vecchie immotivate paure.

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