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Gli stili della social tv: un contributo in tre puntate (più una). Una breve premessa

28 novembre 2011

di Romana Andò e Francesca Comunello

La tv sta diventando social. Ecco il mantra che circola in questi giorni anche tra i non addetti ai lavori, che si lasciano sorprendere ed esaltano la convergenza tra schermo televisivo e schermo del pc (o tablet), tra contenuti video e esperienze di partecipazione delle audience via social media.

Posto che la tv è, a nostro avviso, sempre stata social o socializzante, in virtù del fatto che il più grande piacere che provano le audience nel fruire contenuti è quello di parlarne dopo e condividerne significati, il fenomeno che andiamo osservando non è nuovissimo né omogeneo quanto a pervasività e qualità.

È chiaro che la cura de #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend di Fiorello che dal suo account @sarofiorello anticipa, commenta, coinvolge gli spettatori ha reso Twitter quasi nazional popolare (con buona pace dei puristi del microblogging). Così come Facebook è stato ampiamente sfruttato e ulteriormente popolarizzato dall’esperienza di Santoro con Servizio pubblico. Ma l’uso del web 2.0 a ridosso dei contenuti mediali ( e in particolare della serialità )non è una novità per le nicchie più attive delle audience, fan e early adopters dei sns che hanno costruito il loro curriculum partendo da bulletin board e newsgroups, passando per i forum e i blog e arrivando ai social media.

Oggi certamente i numeri iniziano a confermare la traduzione di comportamenti di nicchia in pratiche diffuse e l’uscita dall’ambito fiction verso i lidi dell’intrattenimento e dell’informazione.

La maggior parte dei broadcaster italiani, dunque, sta correndo ad occupare gli spazi dei social media, i luoghi della conversazione on line (a livello di network, canale, programma o personaggio), ma osservando lo scenario attuale si scopre che il fenomeno ha una penetrazione a macchia di leopardo e presenta significative differenze in termini di profondità dell’esperienza prodotta e di stile di gestione del mondo social.

Una prima segmentazione da operare tra le esperienze osservate è quella che riguarda la direzione della comunicazione via social media, ovvero la gestione unidirezionale o bidirezionale del flusso comunicativo tra player e utenti/spettatori. Per quanto l’idea stessa di unidirezionalità sembri paradossale in ottica web , la trasposizione della cultura televisiva tradizionale negli spazi on line rischia di importare la logica broadcast all’interno della logica network.

Un’altra linea di demarcazione, utile per osservare il fenomeno e distribuire le diverse esperienze, è legata alla personalizzazione del flusso comunicativo on line: in altre parole diverse sono le esperienze in cui la gestione degli ambienti web è curata da una redazione web, più o meno asettica, dalla redazione di un programma specifico, o dal suo protagonista.

Un ulteriore elemento di interesse è rappresentato dalla contrapposizione relazione vs contenuto, ovvero dalla prevalenza di costruzione di meccanismi di engagement delle audience basati sulla affettività e emotività del rapporto o sullo scambio di contenuti. Suddivisione, questa, che diventa importante se letta in relazione ale diverse piattaforea di sns e alle pratiche dei loro utenti.

Infine, un altro fondamentale criterio di selezione ruota intorno alla capacità dei player di integrare, anche a livello editoriale, sns e programma/contenuti o, piuttosto, mantenerle come due esperienze separate e non dialoganti, se non in sede di osservazione ex post degli esiti del prodotto tv.

Sulla base di queste dimensioni abbiamo giocato a individuare degli stili nell’uso dei social media (certamente non esaustivi), con particolare riferimento a Twitter e Facebook, adottati da alcuni programmai della tv italiana.

Nei prossimi due post, un’analisi sull’utilizzo dei social media da parte di programmi e personaggi televisivi italiani (il primo è dedicato a Twitter, il secondo a Facebook); nel terzo post, alcune indicazioni per un più efficace utilizzo dei social media in ambito televisivo. 


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3 commenti leave one →
  1. 28 maggio 2013 21:56

    Slowly but surely the weight I lost due to my lactose intolerance dieting for dummies plan.

  2. 29 maggio 2013 11:01

    For instance the first guideline in Dieting Inspiration for idiots involves eating at least 50 calories less than them!

    You definitely do not deal with the weight
    gain nor weight loss problem on a permanent basis, but cost money which
    in fact is a waste of your money. One of the main dangers of
    dieting inspiration is the elimination of bread and pasta.
    They include: Increase the body’s sensitivity to insulin Improve diabetic management Reduce to risk of heart disease. When you want to look really slim so that your university mates never realized to put on extra pounds.

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